GREGORIANO, KLEZMER E SUCCESSI DEGLI ANNI '70


Il fascino della musica gregoriana, che nel suo ricco repertorio prende in esame il rapporto tra mondo terreno e vita celeste. Le vivaci sonorità klezmer, dove la tradizione musicale ebraica si intreccia con quella araba, dell’oriente europeo e del jazz. E, con salto nel tempo, i ritmi della tradizione brasiliana e un concerto di Claudio Rocchi, uno dei cantautori più seguiti dei primi anni Settanta.
E’ questo il programma musicale della quarta edizione del Festival filosofia sul mondo.
Venerdì 17 settembre alle 21, a cura dell’Associazione musicale estense, il Duomo di Modena ospita “Mundus & Caelum”, concerto di musica gregoriana dell’Ensemble Gregoriano Septenarius, diretto da Giacomo Baroffio e composto da Anastasia Eun Ju Kim, Alessandro Generali, Claudio Mangialavori, Andrea Sanguinetti e Marco Spongano (ingresso 9 euro, ridotto 7 euro per over 60, 3 euro per giovani da 15 a 26 anni, gratuito per under 14).
Radicato in antichissime tradizioni liturgiche e musicali mediterranee, il canto gregoriano si è sviluppato nei primi secoli dopo Cristo ed è stato riscoperto nel XIX secolo in seguito ad un imponente lavoro di studio, trascrizione e comparazione di fonti manoscritte sparse in tutta Europa. Il ricco repertorio gregoriano comprende brani di interesse “mondano” nei quali il termine “mundus” è considerato sotto varie accezioni, positive e negative. Il risultato è un piccolo caleidoscopio che illustra diverse sfaccettature della tradizione cristiana sul concetto di “mondo terreno”, spesso in contrapposizione, ma a volte in armonia, con la “vita celeste”. I componenti di Septenarius, sotto la guida di Giacomo Baroffio, sono impegnati dal 1998 nello studio delle antiche culture musicali italiane con particolare attenzione ai repertori musicali delle Chiese cristiane locali, da Roma a Milano, dall’area normanna alle scuole episcopali e monastiche di Arezzo, Bologna e Nonantola.
Sempre a Modena, ma questa volta nella chiesa di San Vincenzo, sabato 18 settembre alle 21, per iniziativa della sede modenese della Gioventù musicale d’Italia è in programma un concerto gratuito di musica klezmer del complesso Yesh Gvul, che prende il nome da un’organizzazione che da decenni lavora per favorire il dialogo tra israeliani e palestinesi.
Il gruppo è composto dal clarinettista Marco Fusi, dal fisarmonicista Pietro Marazza, dal violinista Maurizio Dehò (collaboratore della prima ora di Moni Ovadia) e dal chitarrista Luigi Maione. Il punto di partenza del repertorio è la musica klezmer, con particolare attenzione ai rapporti e alle contaminazioni che nel suo cammino storico ha avuto con le altre culture. Sono per questo presenti anche brani della tradizione araba, dell’Est Europa e commistioni con il jazz.
“Quando ho iniziato a suonare questo genere – spiega Marco Fusi – una delle cose che più mi ha colpito è stato constatare che spesso arabi e israeliani usano le stesse scale musicali: mi è sembrata una bella metafora di una società possibile, dove le differenze non portino necessariamente al conflitto e alla guerra, ma ad un arricchimento reciproco. Il klezmer in questo modo diviene un punto di partenza, un pretesto per esplorare culture musicali, come quella araba, gitana o jazzistica, con le quali gli ebrei sono venuti a contatto nel loro plurisecolare vagabondaggio per il mondo e dalle quali hanno attinto per arricchire il loro patrimonio musicale”.
La parola klezmer deriva dai termini ebraici kley e zemer (“strumento che canta”) e individua la musica popolare prevalentemente strumentale degli ebrei dell’Europa orientale, conservata ed elaborata a partire dal XVII secolo. Il folklore e le tradizioni musicali di Polonia, Romania, Russia e Ucraina vivono nel klezmer coniugate ad una espressività tipicamente ebraica (a sua volta fortemente contaminata dalla tradizione musicale presente in Palestina, di matrice araba). Momento cruciale nella storia del klezmer è stata la massiccia emigrazione ebraica negli Stati Uniti, dove ancora una volta la musica ha attinto all’universo sonoro del paese di approdo, contaminandosi con il jazz.
Il programma musicale del Festival prevede inoltre, domenica 19 settembre alle 21 nel piazzale Re Astolfo di Carpi (ingresso libero) un concerto di Claudio Rocchi, uno dei cantautori più seguiti dei primi anni Settanta.
La sua carriera inizia nel ’68 come bassista negli Stormy Six e con loro pubblica l’album “Le idee di oggi per la musica di domani”. Ma la forte personalità e il bisogno di esprimersi individualmente lo spingono nel 1970 a realizzare il primo album solista – “Viaggio” – con cui vince il premio della critica discografica. Nel ’71 esce “Volo magico n°1”, lavoro che prosegue la ricerca su suoni e testi che aveva già caratterizzato l’esordio solista. Nel 1972 Rocchi è tra gli otto vincitori del referendum nazionale di gradimento “Contro Canzonissima” e nello stesso anno incide “La norma del cielo Volo magico n°2”, dove trova ideale conclusione il tema sul rapporto fra nuova generazione, filosofie orientali e liberazione dell’uomo.
Dopo molti successi e un silenzio che si protrarrà per quasi 15 anni – interrotto solo da “Un gusto superiore”, inciso nel 1980 con l’amico Paolo Tofani (un milione di copie vendute) – Rocchi torna nel mondo musicale italiano nel 1994, prima come conduttore della trasmissione “Per voi giovani” su Radio 2 Rai, poi pubblicando il suo undicesimo cd dal titolo “Claudio Rocchi” . Nel ’95 esce un cd con una raccolta di lavori realizzati in tanti anni di attività creativa “I think you heard me right” e nel ’98 pubblica “Sulla soglia”. Poi riparte per una nuova avventura in Nepal, a Kathmandu, dove ha creato una Radio (live on line) e un magazine consultabili in rete.
Il programma musicale del Festival si conclude con “Allegro, brasiliano y final”, concerto dell’Orchestra di percussioni e Gruppo Capoeira Angola Oloxum, in programma domenica 19 settembre alle 21 in piazzale della Rosa a Sassuolo. Formata da musicisti, percussionisti e ballerini, l’Orchestra interpreta la tradizione brasiliana e intreccia elementi della cultura africana, indigena ed europea.

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Pubblicata da: Festival Filosofia il 13-09-2004