Luogo antropologico che va ben oltre la sua semplice evidenza psicologica, il ridere è a tutti gli effetti un fenomeno culturale e un autentico oggetto di riflessione. Partendo da questa prospettiva, e in continuità con la riflessione condotta lo scorso anno sul disciplinamento ascetico, il ciclo si propone di mettere in luce i percorsi che nella cultura occidentale hanno intrecciato il sacro con l’espressione e l’esperienza del riso.
La natura ambigua del riso, che da un lato garantisce l’ordine dividendo l’alto e il basso, il sacro e il risibile, ma dall’altro con la sua forza dissacrante lo minaccia dalle fondamenta, è presente già nelle figure mitiche e nelle pratiche rituali del mondo classico. Nel primo lato dell’ambiguità il medioevo cristiano coglie l’attestazione dello smisurato orgoglio dell’uomo, nel secondo lo zampino della carne e del demonio. Di qui il grande lavoro teologico che, senza espellere il riso dal piano di salvezza, individuerà sulla scorta di Paolo e Agostino una precisa distinzione tra forme lecite e illecite dell’allegria. Così disciplinato, il riso potrà svilupparsi retoricamente non solo nella direzione della hurbanitas cortigiana, ma, soprattutto, nella predicazione popolare, divenendo strumento di apostolato. Tale si conserverà nel ‘teatrino’edificante della pedagogia barocca, come nel divertimento ‘sano e onesto’ che caratterizza fino ai nostri giorni l’esperienza dell’oratorio.
A questo riso disciplinato fa da contrappunto la ricca galleria di santi folli che attraverso l’età moderna giunge all’idiota di Dostoevskij e al Gesù clown di Rouault, e che secondo Von Balthasar rivela nel riso una serietà tragica e straniante, come pure quel ‘riso che sgorga dalle lacrime’ che caratterizza la spiritualita ebraica espressa nella letteratura yiddish e nella tradizione chassidica.
La sperimentazione gioiosa del sacro e dell’extraordinario che segna i movimenti carismatici contemporanei sottolinea ancora una volta l’esigenza di ricomprendere nella tradizione dell’occidente anche quel filo rosso del riso e del sorriso che costantemente attraversa territori dell’esperienza religiosa per lo più consegnati alla pratica e al linguaggio dell’ascesi e della rinuncia.
Riepilogo
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