Ugo Rondinone Giorni felici

Festival Filosofia

Ugo Rondinone è stato definito un artista visionario intrappolato nella realtà. La sua poetica infatti, che fa uso di stili e tecniche che contemplano la fotografia, la scultura, la pittura e altri mezzi, ci permette di entrare in un suo mondo interiore, dominato da melanconia e rassegnazione; noi stessi siamo accompagnati dalle opere in un percorso analogo di analisi interiore. Metaforicamente, ogni sua mostra si dipana come un corridoio su cui si affacciano varie porte, che conducono ad altrettante stanze e ad altrettanti ingressi, dove si incontrano emozioni e stati d’animo differenti: dall’armonia allo sconforto alla sensazione di essere vittima di continue metamorfosi. Tra i suoi paesaggi, i suoi clown abbandonati per terra, i suoi alberi tridimensionali bianchi, le sue colonne sonore minimali il visitatore può sentirsi come disorientato e perso in un labirinto mentale. Rondinone è come un viaggiatore capace di trattenere a sè e riportare agli altri le proprie memorie; che si tratti di un fitto groviglio di rami e fogliame o di una distesa infinita di acque calme, egli mostra sempre un senso di arrendevolezza di fronte alla vita, alla sua grandezza, alla responsabilità che ci impone l’essere uomini. Non c’è nessuna sfida in questo modo di intendere l’esistenza, piuttosto un’accettazione dolce e al tempo stesso malinconica del nostro destino. Ogni suo lavoro sembra corrispondere a un haiku, un breve componimento giapponese dalla struttura aperta, che definisce in poche parole la natura o un atto quotidiano semplicissimo. Lo spettatore, sospinto tra pareti oblique variamente dipinte dall’artista con tenui disegni, dovrà seguire, attraverso oltre trecento fotografie in bianco e nero con accompagnamento sonoro, una ricerca sentimentale che sembra naufragare: due figure infatti si rincorrono e si cercano in uno scenario ovattato dalla neve senza mai trovarsi, percorrendo costantemente direzioni opposte. Lo spettatore, avvolto in un misterioso fumo azzurro, si imbatterà infine nella ripetizione ossessiva di uno stesso elemento appeso al soffitto. Accompagnerà la mostra una pubblicazione studiata appositamente dall’artista.

Ugo Rondinone è nato nel 1964 a Brunnen in Svizzera, vive e lavora a New York. La sua opera ricorre a un ampio spettro di possibilità espressive pur rimandando costantemente alle medesime tematiche esistenziali, indagate in ogni minima sfumatura. Si è avvalso della pittura, del video, della fotografia, della scultura e del suono, ma ha sempre dato a ogni suo lavoro un’impronta ambientale e un tono delicatamente melanconico. Ha realizzato quadri di grandi dimensioni di foreste in bianco e nero accompagnati da un commento sonoro che invade lo spazio e invita l’osservatore a partecipare al mistero e alla nostalgia che l’immagine pittorica trasmette. Lo stesso scenario diventa tridimensionale in I Never Sleep. I’ve Never Sleep at All. I’ve Never Had a Dream. All of That Could Be True (1999), un paesaggio composto da alberi privi di ogni aggettivazione coloristica poichè ricoperti di scotch scuro. Love Invents Us, Cry Me A River, Guided by Voices o Dog Days Are Over – sue celebri frasi – diventano insegne luminose con i colori dell’arcobaleno, destinate ad essere presentate all’esterno, sopra gli ingressi o i tetti delle sedi espositive. Ricorrenti sono anche alcuni elementi, quali i clown distesi a terra, la pelle nera che ricopre interi ambienti e i travestimenti negli scatti fotografici. In tutte le forme espressive è sempre possibile riconoscere la cifra personale dell’artista e il suo vocabolario, con cui continuamente riformula e riscrive il suo intimo mondo poetico. Ha tenuto mostre personali presso il Centre d’Art Contemporain di Ginevra (1996), Le Consortium di Digione (1997), l’Herzliya Museum of Contemporary Art a Herzliya, Israele (2001), il Musée National d’Art Moderne – Centre George Pompidou, a Parigi (2003), il Migros Museum, a Zurigo (2004). Ha inoltre partecipato, tra le altre, alla Biennale di San Paolo (1996), alla Biennale di Istanbul (1999) e alla storica mostra "Let’s Entertein" presso il Walker Art Center di Minneapolis (2000). Recentemente ha partecipato alla collettiva "EGOmania", alla Galleria Civica di Modena (2006). Tra le ultime mostre personali  si segnalano quelle tenute alla White Chapel di Londra e all’Ausstellungshalle zeitgenössische Kunst di Münster.

Curatore: Milovan Farronato
In collaborazione con: Angela Vettese
Produzione e organizzazione: Galleria Civica e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
 
Ingresso gratuito

ore 12.00: inaugurazione

La mostra prosegue fino al 7 gennaio 2007 con i seguenti orari:
Lunedì: chiuso
Dal martedì al venerdì: 10.30 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.30 – 18.00

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